Field Dispatch
Dimmi di New York (con Viviana Venneri)
Field Notes
Ospite di questa puntata è Viviana Venneri (www.vai-la.com), guida turistica italiana, che da anni vive e racconta New York attraverso tour privati e itinerari costruiti su misura.
Con Viviana (che trovate anche su instagram @vivivenneri) ci allontaniamo per un momento dal percorso di gara per scoprire la sua città: quella che si esplora lentamente, ascoltando storie, osservando dettagli e attraversando a piedi o in bicicletta Manhattan e Brooklyn. Parliamo di itinerari pensati per i runner pre o post gara, per le famiglie e per chi vuole conoscere New York oltre le attrazioni più famose (e dimenticarsi della maratona per qualche ora).
Una chiacchierata tra Red Hook, Bushwick, Soho e libri, quartieri, curiosità e luoghi da scoprire prima o dopo la TCS NYC Marathon, seguendo lo sguardo attento e appasionato di chi accompagna ogni giorno i visitatori per le strade della città e sa trasformare una semplice passeggiata in un racconto indimenticabile.
Dal Verrazzano a Central Park è il podcast di running che ti porta alla scoperta della Maratona di New York e del suo percorso. In ogni episodio trovi consigli, curiosità, info, storie di runner, trucchi e consigli per la corsa sulle strade di NYC. Nella prima stagione ogni puntata è dedicata a un miglio specifico del percorso di gara: lo raccontano passo dopo passo con i co-host Lorenzo Maria dell’Uva e Pietro Paschino, affiancati da runner, coach, campioni e appassionati che hanno corso, vinto o che sognano ancora di partecipare alla TCS NYC Marathon.
A proposito di Lorenzo & Pietro:
- Lorenzo Maria dell’Uva lavora nel digital. È startupper, giornalista, runner e fotografo. Ha pubblicato La corsa infinita (www.maratona.nyc), la guida completa alla Maratona di New York, I Run NY e Race Day un reportage fotografico dedicato alla TCS NYC Marathon. Ha corso, fino ad oggi, la Maratona di New York dodici volte. Su Instagram e Strava il suo nickname è @delluva.
- Pietro Paschino è un Medico Veterinario, ma anche Ricercatore ed Insegnante, e spesso scrive di corsa per RunLovers. Corre quasi tutti i giorni, ovunque si trovi nel mondo. Su Instagram, Facebook, Strava e Twitter il suo nickname è @pietropaschino. Che fantasia infinita, eh?
Speaker 2: Allora, ho quasi timore a dirlo, perché oggi siamo alla penultima puntata di sempre. Di semprissimo
Speaker 3: basta, non ne posso più di parlare con te, quindi sono molto contento che sia la penultima puntata di sempre, ma vuol dire che ne abbiamo ben altre due, attenzione.
Speaker 3: Potremmo ancora, stupide tutti, fare due episodi da nove ore l'una. Sì, per di un tra- trailer,
Speaker 2: non più per chi correrà una torre di New
Speaker 3: York. E oggi, per il tuo lunghissimo, otto ore. No, saremo pietosi, soprattutto di noi e del caldo che nel frattempo è venuto nelle case di ciascuno. Quindi, penultima puntata, da tradizione, andiamo a iniziare subito, non
Speaker 2: giriamo intorno al documento. Io sono Pietro Paschino. Io sono Lorenzo Dell'Uva. Questo è Dal Verrazzano a Central Park, il podcast dedicato alla Maratona di New York.
Speaker 3: E questo è l'episodio 7 della stagione 4, penultimo episodio, dal titolo Dimmi di New York. sempre, penultima sigla l'abbiamo detto, non l'abbiamo detto, ma
Speaker 2: non fa niente
Speaker 3: penultimissima sigla di sempre, diamo il benvenuto a Viviana Venneri, l'ho detto bene? L'hai detto bene,
Speaker 4: piacere,
Speaker 3: l'ho detto bene, ok, benvenuta e Viviana faccio una mini presentazione che sbaglierò, quindi per favore correggimi appena sbaglio Viviana è una ragazza che vive a New York e che oltre ad essere innamorata della città, che racconta in moltissimi modi sui social, con progetti speciali eccetera, di cui parleremo dopo, è anche una guida turistica, ma è anche una viaggiatrice, quindi diciamo è approdata a New York, come tante persone nella vita, e poi si incastrano lì, me compreso, ma in realtà ha una vita molto molto interessante, che purtroppo oggi andrebbe troppo off topic, però comunque per chi ci ascolta, oggi viene qui per darci qualche consiglio, qualche aiuto, per chi andrà o verrà, secondo il punto di vista di New York, nel fatidico, diciamo 2026, ma i podcast hanno vita lunga, quindi anche 2027, 2034, eccetera.
Speaker 3: Quindi benvenuta innanzitutto.
Speaker 4: Grazie.
Speaker 3: Raccontaci a volo di te, un po' più nel dettaglio, meno generico di come sono stato io.
Speaker 4: Sì, vabbè, io vivo a New York adesso da sette anni, sono italiana, ma non arrivo dall'Italia, sono arrivata dal Brasile, quindi ho vissuto otto anni in Brasile, poi mi sono spostata qua, e non nasco come guida turistica come penso magari anche tanti altri dei miei colleghi, lo sono un po' diventata, mi sono reinventata, anche se questa parola non mi piace tantissimo, però diciamo ho trovato un nuovo lavoro qua a New York che mi piace tantissimo perché sono innamorata di New York ma in realtà sono innamorata di tutte le grandi città, quindi è quello che a me piace fare, esplorare e condividere quello che scopro con gli altri.
Speaker 3: Un po' come Pietro, da quando lo conosco... ha fatto il veterinario in 45 città diverse.
Speaker 2: Oggi parliamo di Viviana, quindi no. Però ho fatto un conto, mi pare di essere stato in 30 posti diversi a fare il lavoro che faccio.
Speaker 3: E nessuno dei due era il Brasile o New York
Speaker 2: No, New York solo per correre, solo per correre la maratona. Tu sei una guida turistica ufficiale di New York e ci hai detto che sei arrivata un po' per caso. Cosa significa fare la guida turistica a New York e farla come guida turistica ufficiale? Perché diciamolo subito, abbiamo avuto qua anche Ricky che ugualmente è una guida turistica a New York, difidate da chi si... pavoneggia di essere un grande conoscitore, profondo conoscitore, ma che in realtà non ha le carte di regola per farlo. Perché che cosa significa essere un guida turistica ufficiale,
Speaker 4: Viviane? Significa studiare e bisogna sostenere un esame, quindi comunque un esame con, adesso non mi ricordo bene, ma un centinaio di domande a risposta multipla e poi una volta appunto passato questo esame arriva questa licenza a casa, quindi In realtà poi appunto la città di New York ti dà la possibilità di esercitare il tuo lavoro sostanzialmente. Poi a partire da lì una persona può decidere se appoggiarsi a qualche struttura specifica o farlo in solitario come l'ho fatto io, come lo sto facendo io.
Speaker 4: Questo perché mi dà l'autonomia di decidere dove portare le persone, che tipo di giri fare, che focus dare anche ai tour che faccio. Quindi mi capita di portare in giro sia la persona più... che per la prima volta a New York quindi vuole avere un'idea della città, come invece chi è stato qua un centinaio di volte, come anche i new yorkesi stessi, che hanno voglia magari di esplorare insieme a qualcuno e non hanno, diciamo, hanno magari a volte pigrizia nel farlo da soli, quindi preferiscono farlo in gruppo.
Speaker 3: Allora, io ho sbirciato il tuo sito per i tuoi tour e ce ne so un sacco che mi interessano, diciamo, io partirei da uno perché diciamo il tema stiamo parlando le persone che vengono in città perché vengono a correre la maratona di New York una delle caratteristiche di chi viene a correre la maratona di New York degli italiani in questo momento ci rivolgiamo agli italiani ma non solo perché tu le guide le fai anche in portoghese è giusto?
Speaker 4: in inglese
Speaker 3: esatto una delle caratteristiche di chi viene qua e forse non lo sai ma gli italiani sono il numero di runner più numeroso che corre la maratona di New York dopo gli americani quindi tieni conto che mediamente circa 3000 runner completano la maratona ogni anno italiani e questi runner arrivano sbarcano in città in migliaia insieme alle famiglie e tu tra i tuoi tour hai un family friendly tour che è stupendo perché è una delle richieste numero uno che da sempre mi fanno e tra l'altro devo dire di cui non mi sono mai occupato per direttamente o indirettamente nel libro raccontaci chiaramente non vorremmo che ci racconti tutto il tour sennò poi io voglio che le persone vengano al tuo tour Però raccontaci un po' che suggerimenti dai a chi arriva in città, può camminare poco, ma ha una famiglia a carico, diciamo.
Speaker 4: Allora, dipende un po' chiaramente dall'età dei bambini. Quando
Speaker 3: io
Speaker 4: ho scritto Family Friendly Tour mi rivolgevo, diciamo, nella mia testa ai bambini piccoli, nel
Speaker 3: senso
Speaker 4: comunque bambini che possono avere dai 3-4 anni, magari fino ai 31, esatto
Speaker 3: e bambini di 40, no?
Speaker 4: No più o meno a chi ha una decina d'anni 12 anche no
Speaker 3: Perfetto.
Speaker 4: Vabbè io ti dico al di là delle attrazioni specifiche che poi molti già sanno perché poi diciamo che New York è una città che è anche molto conosciuta anche prima che qualcuno ci arrivi spesso no? le informazioni sono a disposizione online quindi non sono difficili da trovare quello che faccio io è il modo in cui presento la città quindi per esempio a me piace andare in zone dove comunque possiamo anche camminare senza che ci sia troppa frenesia intorno il village per esempio è una zona che rimane in alcune zone in alcuni punti molto residenziali lungo fiume anche o magari anche Brooklyn Heights lungo il fiume quindi dove non ci sono troppe macchine e sono più che altro l'attività che organizzo io faccio delle cacce al tesoro a volte mi è capitato anche di andare la sera prima con mia figlia a mettere degli oggetti nascosti che i bambini devono trovare e un altro tour molto bello da fare forse magari per i bambini un pochino più grandicelli è quello di Bushwick e della street art e il modo in cui si parla ai bambini e ai ragazzi secondo me che cambia tutto perché Lo stesso concetto detto in modi diversi li rende più attenti o magari più annoiati.
Speaker 4: E poi un'altra cosa che faccio che ho appena fatto recentemente sono i bike tour anche con la famiglia. E lì vabbè poi ci sono state attività cui non so tatuaggi ad acqua se un bambino stava in silenzio zitto e buono per cinque minuti e sono usciti che sembravano
Speaker 4: Tatuaggio a fuoco se non stava zitto. E tatuaggio a fuoco se non stava zitto. Quindi tutto, a me piace creare queste cose, per me i bambini hanno un occhio che a volte mi dicono di quelle cose che non so, mi sbalordiscono e quindi è quello un po' il segreto secondo me.
Speaker 3: Perfetto, senti sei scivolata nell'altra mia domanda che era il bike tour, che chi viene in città per la maratona è presumibilmente uno sportivo, è presumibilmente allenato e presumibilmente non vuole camminare tanto. Diciamo la domenica, la prima domenica novembre è ancora stagione per andare in bici senza troppi problemi, Quindi ci racconti anche qualche suggestione di un'eventuale bike tour?
Speaker 4: Certo, allora il primo suggerimento che do sempre, io inizio i miei bike tour da un posto dove non iniziano tanti bike tour, ma non perché io non amo fare i ponti con i gruppi in bici. Questo è un suggerimento che darei a tutti.
Speaker 3: Tranquilla
Speaker 4: perché i runner non amano fare i punti in generale. Esatto, esatto. Perché ho già visto, io vado sempre in giro in bicicletta, ho tre bici qua a New York e ho già visto gruppi che si fermavano lungo i ponti e per me è pericolosissimo perché come ben sapete ci sono scooter elettrici
Speaker 2: che
Speaker 4: passano sui ponti, poca pazienza a New York in generale. strade strette quindi è una cosa che a me fa una paura incredibile io generalmente incontro le persone a Red Hook quindi vado direttamente nella parte diciamo che si affianca a Manhattan più sud di Brooklyn che
Speaker 3: tra l'altro ti fermo un attimo per dire che Red Hook è uno dei miei quartieri preferiti credo di averlo un miliardo di volte e quindi apprezzo molto questa cosa Perché il 91% delle persone sta pensando ma Reduc che cos'è
Speaker 2: La parte più a sud di Manhattan, diciamo, più o meno.
Speaker 4: Allora,
Speaker 2: no di Brucie. Scusami, certo.
Speaker 4: Esatto, che è sull'East River sostanzialmente ancora, quindi che ancora costeggia diciamo, si vede ancora, si vede la statua della libertà benissimo per esempio da Redou che è uno dei miei osservatori preferiti anche perché spesso sono in solitaria quindi non mi piace quando c'è troppa gente e per quanto io faccia la guida turistica tendo a fuggire a volte dai turisti, è brutto da dire, non è una grande pubblicità per me.
Speaker 3: No, no, invece chiedi a me un'ottima pubblicità.
Speaker 4: Ecco, vabbè. E quindi mi piace partire da là. A Reduc faccio dei vari giri, insomma. tra vari locali anche posti che secondo me sono anche belli da vedere magari la sera e viste appunto come dicevo sulla statua meravigliose e dopo saliamo si va tutto a nord e per chi riesce appunto a seguire non è un giro difficile è semplicemente magari a volte fa caldo c'è il bambino dietro quindi è molto flessibile come punto appunto come come fine cerco di arrivare fino a Greenpoint quindi a vedere tutta quella parte di Brooklyn e secondo me è molto bello perché spesso magari una persona mi dice vada a Brooklyn sì ma è come dire vada a Manhattan dov'è che sei perché se sei a Williamsburg è una cosa se sei a Fort Greene è un'altra se sei a Greenpoint è un'altra ancora e le persone si rendono conto delle differenze anche che esistono perché mi fermo chiaramente per raccontare un po' come cambiano anche i quartieri
Speaker 3: certo benissimo va bene quindi hai citato Hai spoilerato uno dei miei giri di corsa che io da Greenpoint arrivo fino a Red Hook correndo.
Speaker 4: Bellissimo.
Speaker 3: Perfetto. Quindi sei esattamente sulla stessa ciclabile che immagino fai tu. Ok. Adesso invece volevo chiederti delle cose. Allora, e non me ne voglia chi ci ascolta. Chi va a New York la prima volta è spesso portatore di un po' di preconcetti sulla città, su quello da fare, da visitare il GIOC. Sono anni che cerco di sfatarli e anche da quello che ho visto, che ho letto. Però io volevo proporti qualche punto di vista molto basilare di chi arriva a New York e magari assieme cerchiamo di convincerlo che non è così, se non ti dispiace.
Speaker 3: Sì, vai. Nel bene per far conoscere meglio questa città. Il primo luogo comune molto sbagliato è che voglio assolutamente stare a Times Square. Ok. Premesso che per chi fa la maratona ha una sua praticità e convenienza, però stiamo parlando da un punto di vista più turistico che logistico. Cioè voglio vedere, mi piace ruotare intorno a questo punto della città.
Speaker 4: Appunto, come hai detto tu, se fosse stato un punto di vista logistico avrei potuto vedere un senso. Se è dal punto di vista turistico, ecco, probabilmente Times Square è il punto dove si ritrova la New York di molti film, diciamo, no? Quella dell'immaginario collettivo. Io penso che nel caos si capisca molto poco di New York. Io dico sempre, cito sempre un aneddoto, io ho vissuto qua l'anno del Covid, che per quanto duro è stato uno degli anni che mi ha permesso di conoscere meglio la città, perché comunque ero io in giro nel silenzio e ho sentito le strade, il ritmo vero della...
Speaker 4: che magari era assopito che però è quello della città quindi ecco io no Times Square chiaramente sì magari è da vedere perché poi alla fine noi magari qua ci viviamo e la diamo per scontata però potendo stare da
Speaker 2: un po' da cliché diciamo è un po' il punto da foto per Instagram per poter dire sono stato davvero a New York
Speaker 3: perché però esiste però voglio dire che esiste già quella foto su Insta quella foto di Times
Speaker 2: Square esiste già sicuramente sicuramente
Speaker 3: mi sento di dire
Speaker 4: esistono tantissime foto su Instagram però purtroppo cioè senza volere assolutamente dare giudizio però le persone poi alla fine amano continuare a fare
Speaker 3: certo secondo punto di vista in parte legato al punto di partenza di Times Square è che a New York si mangia male
Speaker 4: guarda io posso dirti una cosa poi ormai ho in questi sette anni new yorkesi ho girato tantissimo gli Stati Uniti e l'ho confrontato gli Stati Uniti con il ricordo che avevo da bambina sono venuta qua a 14 anni Io sto mangiando praticamente quasi bene ovunque, nel senso che è cambiata tantissimo secondo me la cucina anche qua, chiaramente la globalizzazione arriva anche qua, non è soltanto l'idea degli Stati Uniti che si trasmette al resto del mondo, ma è un viceversa. e dipende dipende secondo me ce n'è non dico ecco forse per ogni budget sarei un po' diciamo idealista però ce n'è per ogni cucina quasi per ogni tasca se si vuole dipende dipende quello che si cerca però non trovo che si mangi male
Speaker 3: perfetto terzo punto è non voglio entrare in metropolitana preferisco assolutamente non prendere la metropolitana Perché è pericolosa o
Speaker 4: mi ci perdo? Ok, su questo sono preparatissima perché io ho due bambini e uno di 13 anni che va in giro da solo con il bus, con la metropolitana. Si perde, voglio dire, è capitato e ci è arrivato da solo. Quindi se ci arriva un bambino, perché chiaramente a New York bisogna fare un po' attenzione ai pazzi, diciamo, no? che quelli sono un po' ovunque, ma non è che sono soltanto in metropolitana, bisogna essere city wise, quindi quello che io dico sempre per esempio anche a mio papà, che invece di anni ne ha 86 quando mi viene a trovare, di non guardare, perché lui è curioso, allora magari guarda le persone negli occhi, dico ecco magari evita l'eye contact, quello il contatto visivo magari è meglio lasciar perdere, però assolutamente quello che ti può capitare per strada ti può capitare in metropolitana e io comunque New York la trovo una città dal mio punto di vista sicurissima è vero che vengo dal Brasile quindi per me New York è sempre stata un po' la Svizzera in confronto quindi dipende dal punto di partenza però non la trovo assolutamente una città pericolosa chiaro che bisogna sempre essere abbastanza attenti perché è una metropoli quindi ha le complessità di qualsiasi metropoli
Speaker 2: Senti Liliana, io vorrei tornare un attimo all'argomento del podcast, ma per vie traverse, perché so che New York ti ha colpita anche grazie a un libro che almeno nel titolo ha a che fare non con la maratona, ma con la corsa, che è un libro di Chiara Marchelli, se non ricordo male, l'autrice si chiama proprio New York, una città di corsa, ha perdifiato me da grande mela. Cosa ti ha spinto a citare anche questo libro tra le cose che ti hanno portato da male così tanto questa città
Speaker 4: Innanzitutto mi sento onorata perché avete letto qualcosa che ho scritto, quindi già you made my day,
Speaker 3: come
Speaker 4: si dice qua. Allora,
Speaker 3: noi non ci prepariamo le puntate, le domande, però ci prepariamo sull'argomento.
Speaker 4: No, vabbè, allora...
Speaker 3: Per la penultima volta, l'abbiamo già detto.
Speaker 4: Per la penultima... No, beh innanzitutto io amo tutte le guide trasversali e mi spiego meglio, nel senso non le guide dove i dieci posti che i cinque punti, perché poi alla fine è veramente soggettivo e tra l'altro New York è una città talmente veloce che quei dieci posti magari tra due anni non ci sono neanche più, quindi io voglio delle guide, i libri che comprono sono libri che secondo me restano e io ho visto questo libro appunto New York è una città di corsa, mi è piaciuto molto il punto di vista.
Speaker 4: perché comunque era un'esperienza personale, dell'autrice che tra l'altro adesso, l'ho letto qualche anno fa però se non sbaglio corre molto a Brooklyn, quindi io appena arrivata ho esplorato Manhattan e poi come naturale mi sono spostata poi verso Brooklyn e Queens adesso. E mi è piaciuto molto appunto il fatto che l'autrice riuscisse a trovare dei posti, diciamo delle vie anche di fuga, dalla città attraverso la corsa come magari appunto li trovate voi quando correte in città o magari correndo da Greenpoint a Redouk vicino al fiume io amo le grandi città ma mi è sempre piaciuto avere la via di fuga anche dalle grandi città non starei mai fuori da una grande città ma devo riuscire a sopravviverci e quindi mi è piaciuto molto appunto se non sbaglio l'autrice correva a Park Slope quindi mi sono segnata un sacco di posti di cui lei ha parlato e è un libro molto bello grazie è un
Speaker 2: ottimo suggerimento io non la conoscevo questa autrice non conoscevo questo libro l'ho subito messo in vista e ho fatto l'acquisto sul carredino Amazon e l'ho preso. Vediamo un po' se davvero vale la pena, perché anche io sono sempre molto curioso sulle cose che riguardano New York, la corsa, e quindi ci si prova. Ti vorrei chiedere un'altra cosa, Viviane. La settimana della maratona, per te, che cosa significa avere tutta questa partecipazione? Cioè, comporta qualcosa di diverso per il tuo lavoro?
Speaker 2: Hai la possibilità di fare qualcosa di differente? Non hai la possibilità di fare le solite cose? Insomma, tu come vivi questi giorni in cui New York
Speaker 4: è ancora più carica di persone? Ma guarda, a me è capitato principalmente di portare in giro maratonetti post- corsa, quindi probabilmente quando arrivano, non so voi, però probabilmente il focus è forte sulla corsa e quindi mi è capitato di portare in giro persone che avevano le gambe di legno davvero il giorno dopo. però è stato bellissimo anche perché poi andavano in giro con queste medaglie e comunque ogni due per tre venivamo fermati quindi c'era l'orgoglio anche da parte mia anche se io non avevo corso quindi però io ero la guida quel giorno quindi per osmosi esatto sembrava che avessi corso anch'io quindi in realtà mi è capitato molto il post corsa più che il pre corsa sarà stata forse una coincidenza Chiaro che appunto muoversi anche soprattutto durante il giorno della corsa ecco forse non credo che farei un tour ma anche perché ormai a me piace vederla la maratona quindi probabilmente ecco quel giorno prenderei ferie.
Speaker 2: Vi sentite anche persone che vanno
Speaker 4: a fare il tifo? Vado a fare il tifo e veramente mi sono... Io ho un fratello che vive a Tokyo quindi vive in Asia ed è venuto...
Speaker 3: Comodo sentirsi al telefono.
Speaker 4: E lui, come voi, è un super maratoneta, fa Ironman, un sacco di cose, ed è venuto a correre la maratona di New York, credo, per la prima volta l'anno scorso. Avrebbe
Speaker 2: assolutamente il podcast
Speaker 4: per i consigli
Speaker 3: che noi abbiamo dato. Secondo me no, ma tanto ci aveva Viviana, ma non vale. Noi siamo un surrogato di quello che può raccontare lei
Speaker 4: Però mi ha detto che è stata, per lui, a livello di energia, la più bella maratona che abbia mai corso.
Speaker 3: è la prima volta che
Speaker 2: lo
Speaker 3: sento tutti che si lamentano e va senti io leggiamo sempre sul tuo sito che tu produci cioè su richiesta fai anche dei tour personalizzati quindi diciamo lo dico perché per quanto è assurdo New York è una città enorme però come dicevi tu prima è anche molto bella viverla in il zone meno trafficate, con poche persone, eccetera. Secondo te qual è, per chi ti ascolta, arriva in città con la famiglia, qualche amico, eccetera, qual è il gruppo giusto per far vivere un tour con te e contemporaneamente non diventare il gruppo vacanze del lavoro, del dopo lavoro
Speaker 4: Beh, innanzitutto parto dalle dimensioni. Io personalmente non amo scendere dai pullman con 40 persone Ma spesso anche perché è una forma mia di rispetto, nel senso che dipende anche dal quartiere dove mi trovo. A me è capitato, adesso per esempio ultimamente vado a Istarlem e si vede che Istarlem è frizzante, purtroppo, non so, dipende poi dai punti di vista, diciamo c'è un fenomeno di gentrificazione che sta avvenendo anche lì, però già andarci quattro anni fa era un po' diverso per esempio. Quindi ci sono dei momenti in cui io mi devo sentire ospite e non devo invadere il posto dove mi trovo E mi capita spesso, appunto ho citato i Starland, ma mi capita anche a West Harlem.
Speaker 4: Quindi salendo sempre più su, magari ci sono dei momenti in cui non amo andare in giro con gruppi troppo grossi. E poi per me deve essere un dialogo. Quindi, anzi, per me le persone devono fare domande, devono chiedere, cioè... nei momenti in cui divento monologo mi annoio anch'io di sentire la mia voce quindi suggerisco appunto gruppi piccoli e poi vabbè rispetto anche per esempio faccio un tour della Williamsburg ortodossa quindi ovviamente capita tantissimo di vedere ebrei ortodossi che passano per strada e io scrivo che non bisogna fare foto perché è una cosa che trovo completamente irrispettosa quindi forse ecco riuscire a capire che si ospiti a casa di qualcun altro e godersi la città poi perché comunque New York è anche molto accogliente quindi anche ad Harlem mi è capitato tantissimo di avere anche persone che entravano a parlare insieme a me di quello che stavo presentando e secondo me è un'interazione bellissima quando riesce ad avvenire con la città non avviene spesso ma può succedere
Speaker 3: allora prima di chiudere l'episodio che abbiamo promesso che saremmo stati nei tempi diciamo raccontare New York ti dà anche un punto di vista molto privilegiato cioè quella di vedere la città che cambia prima tu l'hai accennato parlando dei libri io è una delle cose un po' per ragionare nel mio libro un po' per vivere diversi mesi là è la cosa che mi piace di più e io poi ho questa vita un po' strana in cui per due tre quattro mesi non ci sono in città poi torno e quindi trovo sempre qualcosa cambiato che fa da contraltare invece quando torno a Bologna che è esattamente tutto come l'avevo lasciato anzi peggio di come me lo ricordavo.
Speaker 3: Dal tuo punto di vista anche professionale quanto incide questo sulla scelta dei tour, sui giri che fai, il fatto che questa città, certo hai citato Red Hook che per fortuna o per miracolo rimane da molti anni è rimasta pressoché invariata e questo è probabilmente la mia lettura perché la metropolitana è lontana.
Speaker 4: Vero
Speaker 3: Però hai citato i Starland dove stanno per allargare la linea Q sulla Second Avenue e quindi La gentrificazione qui a Cennavi è destinata a esplodere perché appena arriva il subway è finita i Starland. Quanto ti obbliga a rivedere i piani di quello che fai? Questo fatto che questa città cambia mensilmente quasi, diciamo.
Speaker 4: Tantissimo ed è un lavoro grandissimo. Poi non so, una cosa che volevo aggiungere e mi collego. Io faccio tanti tour diversi, non so se si è visto anche dal sito. Un po' perché... Secondo me connettere le varie parti della città aiuta, se io sono a Starland ma faccio anche un tour di Fort Greene riesco a fare un collegamento trasversale, questo è anche abbastanza importante da dire perché se invece rimani sempre nello stesso... nello stesso quadretto sempre nello stesso punto è ancora più difficile riuscire ad affrontare una città dinamica come New York e continua a cambiare ti faccio un esempio pratico io faccio il tour di Bushwick perché io adoro l'arte di strada da sempre fate conto che ho fatto un tour a distanza di una settimana ho fatto due tour e dentro di me mi sono detta vabbè io spesso torno a ripassare quello che devo dire perché mi capita di trovare un negozio chiuso uno stop che non c'è più però ho detto a distanza di una settimana erano cinque giorni sarà tutto uguale e in realtà ho proprio
Speaker 2: sbagliato
Speaker 4: perché era tutto era il 40% dei muri erano diversi e che è tanto quindi comunque sono riuscita comunque a fare il tour però a me è dispiaciuto perché comunque tanti artisti che c'erano nuovi io non avevo non sapevo
Speaker 3: che
Speaker 4: fossero quindi sì
Speaker 3: Bushwick, lo diciamo, è il quartiere di Brooklyn, un po' a est di Williamsburg, ed è un quartiere che, a proposito di gentrificazione, è la zona di Brooklyn che sta subendo in questo momento un'accelerata, nel senso che si è partiti dalle zone classiche, Dumbo, eccetera, poi ci si è concentrati in Williamsburg, poi sono arrivati a rovinarmi un po' Greenpoint, e adesso si stanno spostando verso Bushwick. Bushwick è un quartiere stupendo, e io consiglio a chi ci ascolta di andare a fare un tour con Viviana, ovviamente.
Speaker 3: ma è un quartiere molto interessante perché sta molto cambiando in realtà un tempo era solo warehouse solo magazzini quindi c'era paradossalmente poco da vedere e invece c'è tantissimo perché un po' il recupero di spazi ex industriali a fini abitativi un po' dei locali bellissimi anche una zona molto viva di notte è un quartiere che io consiglio sempre di visitare soprattutto con i tour, non lo dico perché c'è Viviana qua, ma perché è molto sparso quello che c'è a Bushu, e come diceva Viviana, cambia anche, quindi è sparso, cambia, quindi è molto più semplice, specie se siete sotto maratona, andare lì con qualcuno che vi porta...
Speaker 3: e vi fa vedere poi gli aspetti essenziali esatto
Speaker 4: scusa Lorenzo mi interrompo è anche un tour breve perché comunque quando uno ha fatto la maratona proprio farsi 10 chilometri poi a piedi magari il giorno dopo è più impegnativo
Speaker 3: sai tu dici quando ho fatto in realtà a volte mi chiedono anche prima perché magari c'è qualcuno che è venuto col fidanzato la fidanzata la zia lo zio quello che è che sono arrivati a New York il giovedì e non vogliono stare tre giorni in attesa della maratona che quindi per quanto uno voglia o debba camminare poco in realtà spesso eh l'interesse anche nei giorni prima a volte chi chi fa la gara spesso ritorna il lunedì torna in Italia e magari si perde quella perché prima deve arrivare anche per tranquillità dopo magari taglia sul dopo il mio consiglio è sempre una volta che sei andati a New York stare un paio di giorni più se uno se lo può permettere chiaramente senza fare discorsi diciamo aleatori però contemporaneamente eh dedicarsi e Bushwick è un ottimo ottimo come dicevi tu modo per camminare sgherchirsi le gambe e non camminare
Speaker 4: troppo
Speaker 3: non è non lo so so è il village che vuol dire camminare allora noi per questo episodio ti abbiamo rubato il titolo e mi faceva piacere restituirti il furto nel senso che il titolo di questo episodio è dimmi di New York perché dimmi di New York è un tuo progetto speciale un tuo progetto parallelo che parla di New York e di donne ce lo racconti tu?
Speaker 4: Allora, Dimmi di New York è un progetto che è nato dalla lettura di questo libro, se non sbaglio, di Michael Kimmelman, che è uno scrittore del New York Times, che aveva deciso di visitare New York, alcuni quartieri specifici, attraverso dei suoi amici, contatti diversi, giornalisti, scrittori, architetti, per farsi raccontare un quartiere che lui già conosceva con occhi diversi. e ho cominciato a pensare mi sono detta io faccio la guida turistica però non so a volte quando vado per esempio se vengo a Greenpoint e ci vivi tu Lorenzo tu chiaramente la conoscerai in modo diverso da me come magari io conosco il village in modo diverso da te E quindi ho cominciato a pensare che fosse interessante scoprire le varie New York delle persone che ci abitano.
Speaker 4: Ho deciso, ho stabilito un criterio, le persone dovevano abitare qua a New York da più di due anni, perché comunque secondo me prima sei ancora nella soglia del turismo, quindi non la riesci a capire poi davvero come chi ci vive. E poi vabbè, volevo che fossero donne per una mia... a me piace chiacchierare con... mi sembrava un'ottima
Speaker 3: scelta esatto
Speaker 4: quindi ho fatto questo taglio e sono arrivata a una cinquantina di interviste ed era partito in realtà appunto con lo scopo di non lo so magari scrivere poi farci un libro farci una mostra ah
Speaker 3: è vero scusami perché tu oltre a fare tutte queste cose Disegni anche benissimo. Sì, mi piace, è la mia terapia.
Speaker 4: Oltre a fare foto, benissimo,
Speaker 3: fai bellissime foto. Se potessi
Speaker 4: decidere come andare avanti, io farei sempre più disegni e sempre tour, però mi sposterei più da quel lato. E niente, quindi per me è stata un'esperienza bellissima ed è tuttora un'esperienza bellissima perché ho deciso di fare una quindicina di domande alle intervistate che partono da cos'è New York per te, come ti senti qui, cosa ti manca dell'Italia, se ti manca l'Italia, i posti preferiti. E si è creata una connessione forte con le persone, io a volte mi sono trovata con, veramente con gli occhi lucidi, poi mi commuovo facilmente, però veramente ad avere delle persone che condividevano dei dettagli personali, no?
Speaker 4: E secondo me è stato molto bello, io come dicevo sono milanese, si sente ancora dal mio accento che non andrà più
Speaker 2: via,
Speaker 4: però ho vissuto, ho fatto questi otto anni in Brasile, vivere in un altro posto ti cambia, no? E io in Brasile ho imparato l'arte della condivisione, della condivisione della, se si vuole, dell'amicizia, della, non lo so, di dare tempo anche ai rapporti, no? Con le persone. secondo me quando ci si siede per mezz'ora come state facendo voi con me che alla fine a me non mi ascolta mai nessuno no scherzo però sì sì
Speaker 2: stavolta qualcuno qualcuno ti sta ascoltando
Speaker 4: Se
Speaker 3: no più che altro mi immagino di te che giri da sola a parlare con
Speaker 4: persone presenti al tour immaginari. No, no, no. Però dico, diciamo, sulla mia esperienza di vita personale, secondo me è bellissimo dare alle persone la possibilità di raccontare di loro. E veramente si sono creati dei legami, secondo me. E generalmente anche la persona che arrivava un po' sul chivalano, chissà cosa ha da dire... Non ho niente di interessante da condividere, in realtà a volte sono delle citazioni, due parole messe lì che comunque mi hanno fatto tantissimo pensare. Quindi per chiudere, ho sicuramente arricchito la mia esperienza personale della città di New York, la mia conoscenza, perché tante persone mi hanno veramente citato delle perle che io probabilmente da sola non avrei mai scoperto.
Speaker 4: Però anche altro, nel senso comunque probabilmente ho condiviso quello che vuol dire vivere in questa città con altre persone.
Speaker 3: Bellissimo, bellissimo. Poi tra l'altro va detto che, almeno nella mia esperienza a New York, ciascuna persona tiene al proprio quartiere, cioè un po' per praticità, perché diciamo ci vediamo a cena, vabbè vieni tu da me, un po' perché comunque ti sei evitato 45 minuti di subway, però In realtà è perché ognuno poi nel proprio quartiere scopre i suoi posti, le sue abitudini e ha piacere di condividerle. E io credo che solo a New York così tanto ci sia questo aspetto di... Quindi io quando vado a cena ad Amici ad Harlem mi portano in posti di Harlem e così ricambio a Greenpoint.
Speaker 3: Quindi capisco benissimo. L'unica cosa che non è detto è che tutte le donne che hai intervistato sono italiane. Sono tutte italiane, esatto. E questo è un aspetto interessante perché comunque c'è un po' un punto di vista comune di partenza perché altrimenti giustamente i punti di vista sarebbero Ho scelto di
Speaker 4: intervistare tutte italiane, ma se guardi anche, siccome è una cosa affascinante al di là della connessione che si può creare oggi, se studi un po' la storia dell'immigrazione a New York e capisci in che ondate di immigrazione sono arrivate le persone da vari paesi del mondo qua a New York, Ci sono delle caratteristiche che contraddistinguono un'ondata di immigrazione rispetto all'altra. Io ci faccio solo una citazione breve di uno dei libri più belli che abbia letto su New York, che rimane intramontabile, che è I segreti di New York di Corrado Augias.
Speaker 4: e c'è un punto in cui lui scrive che gli unici, le uniche persone che arrivavano a New York pensando poi un giorno di tornare a casa eravamo noi italiani, perché tutti gli altri alla fine spesso arrivavano o da condizioni ancora più disperate delle nostre o comunque con una mentalità diversa per rimanerci, quindi secondo me anche questo è interessante, no
Speaker 3: Certo, assolutamente interessante, tra l'altro è ancora vero, io conosco ancora italiani che vengono lì e poi pianificano un po', sognano, alcuni sognano di tornare, altri non se lo sognano neanche. Senti ti chiedo l'ultima cosa, negli ultimi mesi a causa della situazione diciamo sociale, economica e politica e non entriamo nel merito, io sento un po' di resistenza nelle persone a venire a New York, un po' di paura di problemi in città, problemi a entrare, tu registri anche questa cosa e gliela vogliamo dire una parola per tranquillizzarle queste persone che si stanno preparando.
Speaker 3: perché chi ci ascolta si sta preparando la maratona del 26, e quindi magari tra i vari dubbi e domande e problemi che si sta ponendo è, ma sarà tranquillo andare lì? Oltre a un netto, sì, diamogli qualche parola di conforto.
Speaker 4: No, sì, l'ho registrato tantissimo anch'io, guarda, da marzo in avanti, che di solito è la mia stagione clou, mi è capitato di entrare in contatto con tanti turisti pieni di dubbi quello che posso dire è che tutti quelli che sono venuti sono stati felicissimi di averlo fatto e che diciamo qua si respira un'aria comunque nonostante tutto tranquilla quindi non ho visto un cambiamento da quel punto di vista se no anch'io non avrei mai consigliato a familiari o amici di venire in vacanza
Speaker 2: quello che si percepisce è un po' il
Speaker 4: gigantito da qui si sente meno quello almeno quella parte di ecco, l'insicurezza in città non si sente
Speaker 3: Sì, ed è un problema, nel senso che in questo momento lo vedi che c'è tutti i dati parlano di una flessione del turismo, tra l'altro ingiustificata, e non lo dico da uno, diciamo, in qualche modo che approva molte delle cose che stanno succedendo, però comunque in questo momento New York è rimanuta estremamente aperta con tutto e con tutti, da tutti i punti di vista, anzi in questo momento è anche un po' un simbolo di resistenza, tra virgolette, con tantissime virgolette per evitare polemiche. Verissimo, tante cose che
Speaker 4: stanno accadendo sono anche molto belle qua in città. Sì, ci
Speaker 3: sono stati anche segni positivi in tutto questo casino. Va bene, allora siamo arrivati a circa 40 minuti, la cosa più importante che dobbiamo dire è come ti trova chi ti cerca?
Speaker 4: Allora mi trovo attraverso il mio sito, quindi ho questo sito che è www. vai- la. com dove
Speaker 3: ci
Speaker 4: sono tutti i miei tour, posso rispondere via mail, c'è un whatsapp per dubbi di qualsiasi tipo. e poi vabbè ho il mio account Instagram non sono una grande influencer però lo tengo aperto faccio bellissime foto esatto e niente lì sono Vivi Venneri quindi il mio nome abbreviato come mi chiamano tutti solo mia mamma mi chiama Viviana quando è arrabbiata e il cognome che è appunto Venneri Attaccato
Speaker 3: va bene allora Viviana grazie mille ci vediamo poi presto dal vivo grazie di averci raccontato la tua New York
Speaker 2: grazie per la condiviso questo aspetto cittadino che ancora non avevamo vissuto perché comunque hai viaggiato un po' per mezzo mondo arrivare a New York dopo tante esperienze significa anche vederla in un modo un po' diverso rispetto a tanti altri che come più obiettivo a New York vanno lì, si innamorano giustamente della città e restano lì
Speaker 3: sì, esatto Va bene, grazie che ci ha ascoltato in questa penultima puntata. Penultima
Speaker 2: puntata. Penultimissima puntata.
Speaker 3: Nonostante sia la penultissima puntata, che cosa chiediamo di fare a chi ci ascolta?
Speaker 2: Chiediamo ovviamente come sempre di continuare a mettere le stelline e a incoraggiarci sulle piattaforme in cui viene ascoltato il podcast, qualsiasi sia la piattaforma. Come sempre l'augurio è quello possiate tutti correre felici
Speaker 3: e ci sentiamo presto per l'ultima puntata che è un po' speciale
Speaker 2: ci
Speaker 3: stiamo lavorando non sappiamo quando sarà distribuita sappiamo come la vogliamo fare ma ci sentiamo presto ancora grazie Viviana
Speaker 4: grazie a voi
Speaker 2: grazie a tutti
Speaker 4: ciao Ciao!
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